
Mercato del lavoro
Stimare le carenze di manodopera in un settore
Una carenza di manodopera può essere congiunturale o strutturale, e spesso le due si sovrappongono.
Cosa significa «carenza» in un determinato settore
Una carenza di manodopera è di natura congiunturale o strutturale, e frequentemente le due dimensioni si sovrappongono. Su La Vie économique, l’analisi attribuisce le diffuse difficoltà di reclutamento del periodo post-pandemico principalmente a fattori congiunturali: la revoca delle restrizioni sanitarie è stata seguita da una vigorosa ripresa, spingendo aziende di svariati rami a cercare personale contemporaneamente; un rallentamento avrebbe attenuato questa carenza generalizzata. Nel 2022, circa il 40% delle imprese dichiarava di faticare a trovare personale qualificato; il tasso di posti vacanti raggiungeva il 2,3% e il tasso di disoccupazione il 2,2% secondo la SECO, il suo livello più basso da oltre vent’anni.
La carenza strutturale si inscrive nella durata. È alimentata dalla digitalizzazione, dalla specializzazione delle imprese esportatrici nei beni e servizi ad alto valore aggiunto e dal cambiamento demografico. Può essere generale o concentrarsi su determinate professioni. Lo studio commissionato dall’ASA sul settore assicurativo lo dimostra: sulle 38 categorie professionali esaminate, 30 presentavano tensioni superiori alla media dell’economia, ma gli «impiegati d’ufficio, funzioni generali» figuravano tra i meno colpiti e una sola professione della categoria «impiegati di tipo amministrativo» registrava una lieve carenza.
Tre indicatori di base servono alla diagnosi: i posti vacanti e il relativo tasso, le difficoltà di reclutamento di personale qualificato ponderate in base al numero di impieghi e il tasso di disoccupazione. Non sono intercambiabili. Nel 4° trimestre 2025, il tasso di disoccupazione secondo l’OIL si attestava al 5,0%, contro il 3,0% del tasso registrato dalla SECO; l’UST spiega questo scarto con il fatto che la definizione dell’OIL include anche i disoccupati non iscritti presso un ufficio regionale di collocamento.
Punti di riferimento sulla tensione nel mercato del lavoro svizzero
- 2022Imprese che faticano a reclutare personale qualificato — 40%
- 2022Tasso di posti vacanti — 2,3%
- 2022Tasso di disoccupazione secondo la SECO — 2,2%
- 30Categorie professionali più tese della media (assicurazioni)
Delimitare il settore e le professioni da osservare
Si parte dalla nomenclatura dell’UST, che distingue settori e sezioni economiche. Nel 2025, il 78,0% delle persone occupate lavorava nei servizi (terziario) e il 19,9% nell’industria e nelle costruzioni (secondario), mentre il resto rientrava nel primario. Nel 1° trimestre 2025, l’UST recensiva 5,512 milioni di impieghi, di cui 1,128 milioni nel secondario e 4,384 milioni nel terziario; il volume dell’occupazione, in equivalenti a tempo pieno, raggiungeva 4,308 milioni di posti.
Un perimetro settoriale è utilizzabile solo se scende fino alle categorie professionali, là dove risiedono le tensioni. La SECO ha pubblicato un sistema di indicatori della disponibilità di manodopera, aggiornato rispetto al suo rapporto del 2016, destinato a valutare i bisogni strutturali di personale qualificato per professione mediante diversi sotto-indicatori; lo studio ASA sulle assicurazioni ha lavorato su 38 categorie professionali settoriali. La componente professionale deve basarsi su una nomenclatura delle professioni (UST), non su denominazioni aziendali o funzioni interne.
Prima di trarre conclusioni, verificare il peso dell’occupazione interessata: una categoria ristretta può mostrare un’alta tensione senza pesare sul mercato del lavoro. Ecco perché l’UST pondera le difficoltà di reclutamento in base al numero di impieghi e perché un punteggio di tensione va letto in rapporto all’effettivo della professione, mai in valore assoluto.
Quota dell’occupazione nel 2025: servizi e industria-costruzioni
- 78,0%Servizi (terziario)
- 19,9%Industria e costruzioni (secondario)
Raccogliere gli indicatori di tensione disponibili
Posti vacanti e tasso di posti vacanti: nel 1° trimestre 2025, le imprese svizzere hanno annunciato 93’800 posti vacanti, ovvero 18’400 in meno (-16,4%) rispetto a un anno prima. Il calo ha interessato sia il secondario (-16,8%) sia il terziario (-16,3%). Questi posti rappresentavano l’1,7% del totale degli impieghi (1,8% nel secondario, 1,6% nel terziario). Alla fine del 2025, restavano circa 86’000 posti vacanti, dopo un picco raggiunto alla fine del 2022.
Difficoltà di reclutamento, offerte e disoccupazione: le difficoltà a reclutare personale qualificato, ponderate in base al numero di impieghi, sono diminuite nel 1° trimestre 2025 rispetto al trimestre corrispondente dell’anno precedente, e le previsioni sull’evoluzione dell’occupazione rimanevano positive. Nella pubblicazione dell’UST sugli indicatori del mercato del lavoro 2026, il 36,2% delle imprese dichiarava ancora difficoltà a reclutare manodopera qualificata. Il numero di offerte di lavoro superava del 29% il livello del 2020, ma era in calo dalla fine del 2022. Il tasso di disoccupazione registrato dalla SECO ammontava al 3,0% nel 4° trimestre 2025.
Componente prospettica: le uscite previste per pensionamento. L’ASA sottolinea che numerose uscite in una categoria professionale aggravano la carenza, e la SECO ricorda nelle sue Tendenze congiunturali che l’evoluzione demografica è determinante per l’offerta di lavoro. La pubblicazione dell’UST «Indicatori del mercato del lavoro 2025» copre inoltre l’occupazione, l’orario di lavoro, la disoccupazione, i posti vacanti e gli aspetti dinamici del mercato del lavoro.
Tasso di posti vacanti nel 1° trimestre 2025
Posti vacanti e difficoltà di reclutamento
- Posti vacanti annunciati (1° trim. 2025)
- 93’800
- Calo su un anno (1° trim. 2025)
- 18’400 (-16,4%)
- Calo nel secondario
- 16,8%
- Calo nel terziario
- 16,3%
- Imprese che dichiarano difficoltà a reclutare personale qualificato (2025)
- 36,2%
Confrontare il settore con la media svizzera
Confrontare significa calcolare, indicatore per indicatore, lo scarto tra il settore studiato e l’insieme dell’economia. Il tasso nazionale di posti vacanti dell’1,7% nel 1° trimestre 2025 (1,8% nel secondario, 1,6% nel terziario) fornisce un punto di riferimento per un settore di cui si conoscono i posti vacanti e l’occupazione. Laddove esistono dati settoriali, utilizzare indicatori ponderati in base al numero di impieghi, come fa l’UST per le difficoltà di reclutamento.
Una media settoriale nasconde importanti scarti tra le professioni. Nelle assicurazioni, 30 delle 38 categorie professionali esaminate mostravano una situazione più tesa della media dell’economia, mentre gli «impiegati d’ufficio, funzioni generali» restavano i meno colpiti e una sola professione amministrativa — impiegati d’ufficio nelle statistiche, nelle finanze e nelle assicurazioni — presentava una lieve carenza. Uno scarto settoriale positivo deve quindi essere scomposto per professione prima di essere interpretato.
Anche il livello di riferimento cambia: il tasso di posti vacanti era del 2,3% nel 2022 e i posti vacanti erano diminuiti del 16,4% su un anno nel 1° trimestre 2025. Uno stesso punteggio settoriale non indica quindi la stessa tensione a seconda dell’anno; lo scarto deve sempre essere ricalcolato rispetto alla media svizzera del periodo osservato.
Confrontare il settore con la media svizzera
- 2025Media svizzera dei posti vacanti (1° trim. ) — 1,7%
- 1,8%Secondario
- 1,6%Terziario
- 2022Tasso di posti vacanti nel — 2,3%
- 2025Calo annuale dei posti vacanti (1° trim. ) — -16,4%
- 30Categorie professionali più tese della media (assicurazioni)
Scendere ai mestieri e alle professioni critiche
La classifica avviene per categorie professionali, con un punteggio per mestiere. I risultati svizzeri documentati convergono: i professionisti della sanità sono particolarmente ricercati; nel settore assicurativo, gli «esperti contabili, consulenti fiscali e altre professioni affini» nonché il dominio informatico registrano una carenza nettamente superiore alla media, e la categoria delle «professioni intellettuali e scientifiche» è la più fortemente colpita, seguita dai «direttori, quadri dirigenti e gerenti», poi dalle «professioni intermedie».
All’altro estremo, le funzioni amministrative sono le meno colpite: nelle assicurazioni, una sola professione della categoria «impiegati di tipo amministrativo» registra una lieve carenza, e la categoria «impiegati d’ufficio, funzioni generali» appare come la meno affected. I professionisti specializzati e dotati di qualifiche superiori sono molto ricercati e, in materia di negoziazioni, si trovano in una posizione di forza sul mercato del lavoro.
La classifica deve restare specifica al settore: la categoria «periti d’asta e altri esperti in valutazione» era solo marginalmente più tesa rispetto al resto del mercato, mentre altri mestieri dello stesso settore lo erano nettamente di più. Un mestiere critico per un ramo non lo è necessariamente per l’intera economia.
Mestieri e professioni critiche nelle assicurazioni
- Professioni intellettuali e scientificheCategoria più fortemente colpita
- Direttori, quadri dirigenti e gerentiSeconda categoria più colpita
- Professioni intermedieTerza categoria più colpita
- Esperti contabili, consulenti fiscali e professioni affiniCarenza nettamente superiore alla media
- Dominio informaticoCarenza nettamente superiore alla media
- Professionisti della sanitàParticolarmente ricercati
- Impiegati d’ufficio, funzioni generaliTra i meno colpiti
Integrare i fattori demografici e strutturali
La carenza può persistere nonostante un rallentamento congiunturale perché le sue cause sono strutturali. Il progressivo pensionamento dei baby-boomer riduce l’offerta di lavoro; la SECO considera l’evoluzione demografica determinante per questa offerta, e l’ASA ricorda che numerose uscite per pensionamento in una categoria professionale aggravano la carenza.
La digitalizzazione accresce il peso dei compiti manuali non routinari, delle attività ad alta intensità tecnologica che richiedono un elevato livello di conoscenze e dei compiti che implicano una forte interazione umana (insegnamento, consulenza, presentazione). La specializzazione delle imprese esportatrici svizzere nei beni e servizi ad alto valore aggiunto mantiene una domanda crescente di manodopera qualificata. Una forte immigrazione, un basso tasso di disoccupazione e un numero elevato di offerte di lavoro sono altrettanti indici di un bisogno accresciuto di manodopera qualificata.
Il part-time modera l’offerta di lavoro espressa in ore: nel 1° trimestre 2025, 2,265 milioni di persone lavoravano a tempo parziale (69,6% donne), mentre il volume dell’occupazione rappresentava solo 4,308 milioni di equivalenti a tempo pieno per 5,512 milioni di impieghi. Nel 4° trimestre 2025, il 58,4% delle donne attive occupava un impiego a tempo parziale. Dimensionare l’offerta futura di un settore in equivalenti a tempo pieno, e non in numero di persone, evita di sovrastimare le risorse realmente disponibili.
Costruire un indice di tensione specifico al settore
Un indice di tensione settoriale si costruisce in quattro fasi. (1) Selezionare indicatori comparabili: tasso di posti vacanti, difficoltà di reclutamento ponderate in base al numero di impieghi, offerte di lavoro rapportate all’occupazione, tasso di disoccupazione della professione, uscite previste per pensionamento. (2) Normalizzare ogni indicatore per renderlo comparabile, ad esempio in scarto dalla media svizzera o in rango centile. (3) Aggregare con ponderazioni esplicite per professione, poi per categoria professionale. (4) Correggere le variazioni stagionali, come fa l’UST per l’occupazione e i posti vacanti.
Il punteggio si calcola per professione o gruppo di mestieri, poi si rapporta all’effettivo interessato affinché le piccole categorie non dominino il risultato. La frequenza di aggiornamento segue quella delle fonti: il Barometro dell’occupazione dell’UST è trimestrale e permette un monitoraggio trimestrale dei posti vacanti e delle difficoltà di reclutamento, mentre i dati strutturali (demografia, pensionamenti) evolvono più lentamente e non devono essere ricalcolati ogni trimestre.
Costruire un indice di tensione specifico al settore
- Selezionare indicatori comparabilitasso di posti vacanti, difficoltà ponderate, offerte rapportate all’occupazione, disoccupazione della professione, uscite previste per pensionamento
- Normalizzare ogni indicatore per renderlo comparabile (scarto dalla media svizzera o rango centile)
- Aggregare con ponderazioni esplicite per professione, poi per categoria professionale
- Correggere le variazioni stagionali, come fa l’UST per l’occupazione e i posti vacanti
- Rapportare il punteggio all’effettivo interessato per evitare che le piccole categorie dominino il risultato
Leggere i risultati con prudenza
Le definizioni non si sovrappongono. Nel 4° trimestre 2025, il tasso di disoccupazione secondo l’OIL raggiungeva il 5,0%, contro il 3,0% secondo la SECO; l’UST spiega lo scarto con il fatto che la definizione dell’OIL include i disoccupati non iscritti presso un ufficio regionale di collocamento. Confrontare un tasso OIL settoriale con un tasso SECO falsa la diagnosi.
Tre altre riserve contano. Un posto vacante non è necessariamente non coperto per mancanza di candidati. Le difficoltà dichiarate dalle imprese (il 36,2% di esse nel 2025) restano valutazioni soggettive. Infine, un settore concentrato in poche grandi strutture o in categorie professionali ristrette produce punteggi instabili, dove una sola assunzione sposta l’indicatore. Incrociare posti vacanti, difficoltà ponderate, offerte di lavoro, disoccupazione e pensionamenti prima di concludere per una carenza accertata.
Implementare un monitoraggio e un piano d’azione
Il monitoraggio si basa su pubblicazioni regolari: il Barometro dell’occupazione dell’UST (trimestrale) per l’occupazione, i posti vacanti e le difficoltà di reclutamento ponderate; gli «Indicatori del mercato del lavoro» dell’UST per l’occupazione, l’orario di lavoro, la disoccupazione, i posti vacanti e la dinamica del mercato; le «Tendenze congiunturali» della SECO per l’offerta di lavoro e la demografia; il sistema di indicatori della SECO sulla disponibilità di manodopera per i bisogni strutturali per professione.
Il monitoraggio serve ad adeguare tre leve: formazione, reclutamento, ritenzione. Serve soprattutto a distinguere la congiuntura dalla struttura. Il 1° trimestre 2025 illustra questa dualità: i posti vacanti diminuivano del 16,4% su un anno e le difficoltà di reclutamento calavano, mentre il 36,2% delle imprese dichiarava ancora difficoltà a reclutare personale qualificato alla fine del 2025. Una situazione può quindi distendersi senza che la carenza strutturale scompaia.


